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Dal 1987 a Trastevere

Nonna Rosa, tradizione dal 1987

Una trattoria romana fatta di mercato, stagioni e ricette di famiglia

8 min di lettura

Una porta aperta su Trastevere

Quando abbiamo iniziato nel 1987, volevamo una cosa semplice: una casa con più sedie. Una trattoria romana a trastevere dove la cucina non fosse una vetrina, ma un gesto quotidiano: impastare, assaggiare, correggere, aspettare i tempi giusti.

Trastevere era ed è un rione con un carattere preciso: popolare, fiero, pieno di voci che rimbalzano tra i vicoli. Non potevamo che farci guidare da quello stesso carattere: cucina netta, porzioni oneste, sapori riconoscibili.

Trastevere è ufficialmente il Rione XIII di Roma, al di là del Tevere: una definizione geografica che, a ben pensarci, è anche un modo di essere. Qui le cose arrivano con un piccolo scarto rispetto al centro monumentale: meno posa, più vita vera.

È questa distanza, lieve ma decisiva, che ha protetto tante abitudini di quartiere e che ci ha insegnato a non rincorrere le mode, ma a curare i fondamentali.

Il mercato come prima pagina del menu

Ogni mattina inizia prima della sala. Ci piace pensare che il menu nasca fuori, tra i banchi del Mercato di San Cosimato, in piazza San Cosimato: un mercato di Trastevere che si anima dal lunedì al sabato e resta aperto fino all'ora di pranzo.

Lì si capisce subito se è giornata di zucchine romanesche tenere, se i carciofi sono ancora giusti o se conviene virare su un sugo più lungo, che aspetta sul fuoco senza fretta. Non è romanticismo: è metodo.

Il mercato ti obbliga a scegliere, e scegliere ti obbliga a essere coerente. Una trattoria che compra bene può permettersi una cucina senza trucco. Anche quando un ingrediente manca, non si rimedia con l'eccesso: si cambia piatto, si alleggerisce la carta, si torna alla base.

È una disciplina che, per noi, vale quanto una ricetta. Questa coerenza si sente a tavola: nei carciofi scelti al punto quando la stagione lo permette, nel guanciale rosolato con attenzione mai secco, nella pasta mantecata fuori dal fuoco senza fretta.

Cacio e pepe servita in trattoria
La cacio e pepe: pochi ingredienti, molta cura.

Ricette romane, senza scorciatoie

Le ricette di Nonna Rosa sono arrivate fino a noi come arrivano le cose importanti: con le mani, non con le parole

La tradizione che vive ogni giorno

La pasta non perdona. Se sbagli il punto del pecorino, lo senti; se esageri con l'acqua di cottura, lo vedi; se ti fai prendere dall'ansia e alzi la fiamma quando non serve, lo paghi in consistenza. Questa è la nostra cucina: precisa, ma mai rigida; tradizionale, ma viva.

Quando qualcuno ci chiede quali sono i piatti da non perdere, rispondiamo con i classici romani, quelli che hanno reso celebri le trattorie e che però, in certe versioni frettolose, possono diventare irriconoscibili. Noi li difendiamo con calma.

Cacio e pepe cremosa senza pesantezza, carbonara con il suo equilibrio tra guanciale, uovo e pecorino, amatriciana con il pomodoro al punto giusto, gricia che è l'ombra saporita della carbonara. In una parola: sapore pulito, non aggressivo.

Tra vicoli, piazze e abitudini di quartiere, Trastevere è fatta di piccoli riti. La domenica mattina, per esempio, il Mercato di Porta Portese accende la zona con il suo brulichio: bancarelle, oggetti che cambiano proprietario, passi veloci e occhi attenti.

A luglio, il quartiere ritrova un'altra energia con la Festa de' Noantri, che anima Trastevere e richiama musica, incontri e tradizione popolare. A noi piace vivere queste cose come si vive una cucina: senza forzare, ma restando presenti.

In sala, questo si traduce in una cosa concreta: tempo. Una trattoria non è un passaggio, è una sosta. E se è vero che oggi le trattorie trastevere sono tante e molto diverse tra loro, la differenza la fa spesso il modo in cui ti fanno stare.

<p>La cucina romana è fatta di precisione e pazienza: se rispetti i tempi, il piatto parla da solo.</p>
Rosa Martelli
Rosa Martelli cuoca

Piccole scelte che fanno la differenza

In mezzo alle trattorie di trastevere, sono spesso i dettagli a raccontare chi sei

Sei dettagli che custodiamo ogni giorno

Ecco i nostri, quelli che non cambiamo con le stagioni della moda, quelli che ritrovi ogni volta che ti siedi alla nostra tavola.

  • Guanciale rosolato con attenzione, mai secco
  • Pecorino dosato per cremosità, non per aggressività
  • Pasta mantecata fuori dal fuoco, senza fretta
  • Carciofi scelti al punto, quando la stagione lo permette
  • Carta dei vini essenziale, pensata per il tavolo
  • Dolci semplici, con sapori riconoscibili
Pecorino e guanciale in cucina
Da sapere

Il gusto della semplicità, servito caldo

<p>Quando il quartiere si riempie e il rumore sale, noi restiamo fedeli a una regola: tenere la cucina centrata. È questo che permette alla carbonara di uscire equilibrata anche a sala piena, e alla cacio e pepe di non diventare un peso. La tradizione non è un ricordo: è un esercizio quotidiano.</p>

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Perché restiamo una trattoria

La parola trattoria non è un'etichetta: è un impegno. Significa semplicità, sì, ma anche responsabilità. Vuol dire che non puoi nasconderti dietro effetti di scena: devi lavorare di fondo, ogni giorno, e accettare che la qualità si costruisca a piccoli gesti ripetuti.

È per questo che non ci interessa essere tutto per tutti. Ci interessa essere affidabili per chi cerca Roma nel piatto. Non esiste una formula perfetta, ma qualche segnale aiuta a riconoscere una trattoria autentica.

In un quartiere pieno di stimoli, una vera trattoria a trastevere non ha bisogno di rincorrere tutto: lavora su pochi piatti ben fatti, ingredienti riconoscibili, cotture pulite, e un servizio che non recita.

È un giudizio anche un po' severo, lo so, ma necessario: a Roma la cucina popolare è una cosa seria. Se dovessi fare un confronto, direi così: da una parte ci sono i posti che puntano su menu lunghissimi e sapori spinti per colpire subito.

Dall'altra ci sono le trattorie che preferiscono l'equilibrio e la ripetibilità, perché ogni piatto deve riuscire bene anche quando la sala è piena. Noi apparteniamo a questa seconda famiglia, quella che vive di costanza. È meno spettacolare, forse, ma più affidabile.

E se qualcuno ci chiede dove trovarci nel grande panorama delle trattorie a roma trastevere, la risposta è questa: siamo una tavola di quartiere che accoglie anche chi arriva da lontano, senza cambiare voce. Non abbiamo bisogno di inventarci un personaggio.

Da portare via con sé

  • Una buona trattoria vive di costanza, non di effetti
  • Il mercato guida il menu più di qualsiasi moda
  • I classici romani richiedono precisione e rispetto dei tempi
  • Trastevere si assapora meglio quando ci si concede una sosta
  • Prenotare aiuta a vivere la cena con il ritmo giusto
Una tavola che accoglie

Una piccola regola di casa

Se vuoi vivere Trastevere con gusto, prova a fare una cosa controcorrente: rallenta. Concediti due passi prima di sederti e scegli un ordine semplice.

Roma nel piatto, servita con rispetto

Poi c'è la cosa più semplice, quella che spesso si dimentica: tornare. Una trattoria diventa davvero tua quando ci rientri una seconda volta, riconosci una forchettata, ritrovi un sapore. Se stai cercando un posto dove la cucina romana non venga reinterpretata ma custodita, la porta è aperta.Se vuoi vivere Trastevere con gusto, prova a fare una cosa controcorrente: rallenta. Arriva con qualche minuto di anticipo, concediti due passi prima di sederti e scegli un ordine semplice. Un antipasto da dividere, un primo romano fatto bene, un calice che accompagni senza coprire.La tavola diventa più buona quando non la riempi di fretta. E se sei indeciso tra i grandi classici, chiedi senza timore: il nostro lavoro è anche guidarti. A volte basta una domanda per capire cosa desideri davvero—una cacio e pepe più asciutta e pepata, oppure una carbonara più rotonda e avvolgente.Roma, quando è cucinata con rispetto, non ha bisogno di gridare: si fa ricordare in silenzio.