La pasta non perdona. Se sbagli il punto del pecorino, lo senti; se esageri con l'acqua di cottura, lo vedi; se ti fai prendere dall'ansia e alzi la fiamma quando non serve, lo paghi in consistenza. Questa è la nostra cucina: precisa, ma mai rigida; tradizionale, ma viva.
Quando qualcuno ci chiede quali sono i piatti da non perdere, rispondiamo con i classici romani, quelli che hanno reso celebri le trattorie e che però, in certe versioni frettolose, possono diventare irriconoscibili. Noi li difendiamo con calma.
Cacio e pepe cremosa senza pesantezza, carbonara con il suo equilibrio tra guanciale, uovo e pecorino, amatriciana con il pomodoro al punto giusto, gricia che è l'ombra saporita della carbonara. In una parola: sapore pulito, non aggressivo.
Tra vicoli, piazze e abitudini di quartiere, Trastevere è fatta di piccoli riti. La domenica mattina, per esempio, il Mercato di Porta Portese accende la zona con il suo brulichio: bancarelle, oggetti che cambiano proprietario, passi veloci e occhi attenti.
A luglio, il quartiere ritrova un'altra energia con la Festa de' Noantri, che anima Trastevere e richiama musica, incontri e tradizione popolare. A noi piace vivere queste cose come si vive una cucina: senza forzare, ma restando presenti.
In sala, questo si traduce in una cosa concreta: tempo. Una trattoria non è un passaggio, è una sosta. E se è vero che oggi le trattorie trastevere sono tante e molto diverse tra loro, la differenza la fa spesso il modo in cui ti fanno stare.