Vai al contenuto
Trastevere, fritti di casa

Antipasti fritti della trattoria

Supplì al telefono, fiori di zucchina e carciofi alla giudia: il rito romano che apre la cena

8 min di lettura

Il vassoio caldo che fa capire tutto

C'è un momento, appena ti siedi a tavola, in cui capisci se sei nel posto giusto: arriva il vassoio caldo, profuma di olio pulito e di pane grattugiato, e la ricetta supplì non è un assaggio qualunque ma un piccolo rito romano. Qui da Trattoria Da Nonna Rosa, a Trastevere dal 1987, gli antipasti fritti aprono la cena con quella calma rassicurante che sa di famiglia: croccantezza, cuore morbido, e un brindisi fatto senza fretta.

Se ami i fritti, non cerchi solo qualcosa di buono: cerchi equilibrio. Un supplì deve rimanere asciutto, non unto; un fiore deve restare leggero, non pesante; un carciofo deve cantare quando lo spezzetti. E per me, che in sala mi occupo di vino e di abbinamenti, il bello è proprio questo: il fritto fatto bene non copre il bicchiere, lo invita.

Arrivi dopo una passeggiata tra vicoli e sampietrini, magari verso le 20:30, e ti chiedi cosa ordinare per cominciare senza sbagliare. Il consiglio più onesto è uno: prendi due fritti diversi, uno di riso e uno di verdura. Così senti subito la mano della cucina e capisci lo stile della trattoria.

È anche il modo migliore per condividere: il fritto romano nasce conviviale. A Roma il supplì si porta dietro persino l'etimologia: il nome viene spesso collegato all'italianizzazione del francese surprise, la sorpresa che trovi dentro. E al telefono è un'immagine che i romani non hanno mai mollato: apri il supplì caldo e la mozzarella fila come un filo.

La ricetta da trattoria: supplì al telefono

Ingredienti e temperature, senza giri di parole per dieci pezzi: 250 grammi di riso superfino o semifino, 80 grammi di cipolla, 80 grammi di prosciutto crudo in fette spesse, 60 grammi di farina, 3 uova, mozzarella quanto basta, pangrattato quanto basta, brodo di carne quanto basta, grana grattugiato quanto basta, olio extravergine quanto basta, olio di arachide per friggere.

Fai appassire la cipolla in 40 grammi di olio extravergine, tosta il riso e portalo a cottura bagnando poco per volta con brodo. Stendi e raffredda. Lavora il riso con 1 uovo e 2–3 cucchiai di grana. Modella 10 supplì ovali, farciscili con prosciutto a dadini piccoli e 2–3 cubetti di mozzarella ciascuno.

Prepara una pastella con farina e 2 uove, passa i supplì, sgocciola e rotola nel pangrattato compattando bene. Friggi in olio di arachide a 175 gradi, girando con cautela per una doratura uniforme, poi scola e servi subito. Il filo della mozzarella è il test di cottura: se fila al punto giusto vuol dire che fuori è croccante e dentro è ancora vivo.

Il fritto da trattoria si distingue da quello frettoloso per tre cose: asciugatura, temperatura e riposo. L'asciugatura è quel minuto su carta, senza schiacciare, che evita l'effetto spugna. La temperatura è la tua migliore alleata: se è troppo bassa, il fritto beve; se è troppo alta, scurisce fuori e resta freddo dentro.

Il riposo riguarda soprattutto il riso: un supplì formato con riso ancora tiepido è quasi sempre destinato a rompersi o a perdere struttura. È una differenza piccola, ma fa la differenza tra un supplì che regge il taglio e uno che si sbriciola al primo morso.

vassoio di supplì e fiori di zucca
Supplì al telefono e fiore di zucca dorato, appena scolati su vassoio

Fiori di zucca e di zucchina

La differenza tra fiore di zucchina e fiore di zucca, e perché in trattoria conta la pastella

Il fiore: leggero, profumato e mai pesante

C'è poi l'altra grande star del banco dei fritti: i fiori di zucca. E qui vale la pena chiarire un equivoco che a Roma sento ogni primavera. Fiori zucchina, fiori di zucca, fiori di zucchino: spesso si dicono come fossero la stessa cosa. In realtà, nella lingua di tutti i giorni i nomi si mescolano, ma in cucina conta sapere cosa hai tra le mani.

Il fiore di zucchina, quello attaccato alla zucchina romanesca quando arriva con il frutto, è delicato e fresco; i fiori di zucca, più grandi, possono essere più profumati. Il risultato? Fritti sono entrambi meravigliosi, ma cambiano leggermente consistenza e intensità. Chi cerca in città fiori di zucchina fritti roma spesso immagina un piatto leggero e profumato, e ha ragione.

Il segreto sta nella pastella. Preferisco una pastella semplice, senza profumi invadenti, e soprattutto con un liquido freddo. Molti usano acqua frizzante ben fredda per aiutare leggerezza e croccantezza. È una differenza piccola, ma fa la differenza tra un fiore che vola e uno che resta pesante sul piatto.

Valutazione sincera: ripieno sì, ma con misura. A Roma il classico è fiore ripieno con mozzarella e alici. È un abbinamento perfetto perché gioca su tre livelli: dolcezza del fiore, sapidità dell'acciuga, morbidezza lattica del formaggio. Però la farcia va dosata: troppo ripieno spacca il fiore e rilascia liquido; troppo poco lo rende vuoto.

In trattoria, il ripieno deve restare un cuore, non diventare un macigno. Un fiore ben fatto non perde pastella, non piange olio, e il morso resta pulito. È per questo che, nel dubbio, preferisco sempre pochi pezzi fatti come si deve invece di un piatto enorme che stanca.

Quando la stagione lo permette, sul vassoio dei fritti mi piace far comparire anche un omaggio alla Roma ebraica: i carciofi alla giudia, fritti fino a diventare un fiore croccante. È una preparazione storica della cucina ebraico-romanesca, citata anche in ricettari e memorie antiche: qui non si cerca la morbidezza, si cerca la sfoglia che scrocchia.

Se invece vuoi restare più rosticceria romana, allora vai dritto su supplì e fiori: è la coppia che non tradisce. I fritti non sono tutti uguali, e non è snobismo. È tecnica. Un supplì ben fatto regge il taglio, non si sbriciola, e quando lo apri il centro è caldo e filante.

<p>Il fritto è una fotografia: se l'olio è pulito e la mano è gentile, il bicchiere sorride. Se è pesante, il vino deve combattere.</p>
Marco Bianchi
Marco Bianchi sommelier

Abbinamenti: bicchiere e vassoio

Frascati, Bellone e Cesanese: i bianchi laziali che asciugano il morso senza spegnere il sapore

Vassoio dei fritti: sei assaggi da condividere

Di solito consiglio di ordinare pensando a consistenze diverse, non solo a cosa mi piace. Un vassoio equilibrato può includere:

  • Supplì al telefono: riso, cuore filante, panatura asciutta
  • Fiore di zucchina ripieno: mozzarella e alici, pastella leggera
  • Fiori di zucca in pastella: versione più profumata, senza ripieno
  • Crocchetta di patate: morbida dentro, dorata fuori
  • Baccalà fritto: morso sapido e compatto, perfetto con bianco fresco
  • Olive all'ascolana: buonissime, ma nate nelle Marche, per cambiare ritmo
calice bianco laziale e fritti romani
Nota di cantina

Il bicchiere che accompagna i fritti

<p>Per supplì e fiori, un bianco del Lazio è spesso la scelta più felice: fresco, sapido, con acidità che ripulisce. Un Frascati Superiore DOCG, servito ben freddo ma non ghiacciato, ha quella scorrevolezza che asciuga il morso senza spegnere il sapore. Se vuoi qualcosa di più identitario e leggermente più materico, un Bellone in versione Lazio IGT porta frutto e corpo senza diventare dolce. E se qualcuno al tavolo insiste sul rosso, meglio un Cesanese del Piglio DOCG giovane, con tannino educato: il fritto non ama i rossi troppo duri.</p>

Prenota

Condividere e calibrare la fame

C'è anche un uso pratico che pochi considerano: i fritti sono il modo migliore per calibrare la fame. Se sei in due e vuoi poi goderti un primo romano senza arrivare già sazio, dividi un supplì e un fiore. Se invece siete in quattro e volete una tavolata allegra, allora il vassoio misto ha senso: ogni morso cambia, e la conversazione va avanti senza pause.

Ultimo dettaglio, ma fondamentale: il fritto richiede tempo e attenzione, perciò non ha senso correre. Se vuoi mangiarlo al suo massimo, prenota con un minimo di margine e goditi l'attesa con un calice. Trastevere è bella perché ti insegna proprio questo: la serata non si misura in minuti, si misura in sapori.

Il supplì migliore è asciutto fuori e morbido dentro, non bagnato. La temperatura dell'olio decide tutto: troppo bassa assorbe, troppo alta brucia. Il fiore di zucchina ama una pastella semplice, fredda, e una frittura rapida. Per pulire il palato, un bianco laziale fresco è spesso l'abbinamento più facile.

Condividere i fritti è parte della tradizione: ordinane pochi, ma diversi. Il vassoio caldo arriva, profuma di olio pulito, e il rito romano comincia. È un momento che capisci subito se sei nel posto giusto: la croccantezza, il cuore morbido, il brindisi fatto senza fretta.

In sintesi: cose da ricordare

  • Il supplì migliore è asciutto fuori e morbido, non bagnato, dentro
  • La temperatura dell'olio decide tutto: troppo bassa assorbe, troppo alta brucia
  • Il fiore di zucchina ama una pastella semplice, fredda, e una frittura rapida
  • Per pulire il palato, un bianco laziale fresco è spesso l'abbinamento più facile
  • Condividere i fritti è parte della tradizione: ordinane pochi, ma diversi
A tavola

Vieni a provarli a Trastevere

Un vassoio di fritti, un calice giusto, e la Roma più vera all'inizio del pasto

Riconoscere l'olio pulito

Domanda frequente: come si riconosce l'olio pulito nel fritto?Non profuma di bruciato, non lascia amarezza in fondo alla lingua e non appesantisce la bocca. Se dopo un supplì hai ancora voglia di un altro morso e di un altro sorso, allora la frittura è fatta bene.